Definizione
Con il termine idrosalpinge si definisce una condizione caratterizzata dalla raccolta di liquido all'interno della tuba di Falloppio, con conseguente dilatazione e ostruzione tubarica. In condizioni fisiologiche, le tube rappresentano la sede in cui avviene l'incontro tra ovocita e spermatozoo e, quindi, la fecondazione; successivamente, l'embrione nelle sue fasi iniziali migra verso la cavità uterina, dove avviene l'impianto.
In presenza di idrosalpinge, la tuba perde la propria normale pervietà e questa alterazione può ostacolare sia il passaggio degli spermatozoi verso l'ovocita sia il transito dell'ovocita fecondato verso l'utero. L'idrosalpinge può quindi determinare:
- Una riduzione della fertilità spontanea. Si stima che una quota non trascurabile di donne con infertilità presenti una patologia tubarica di questo tipo.
- Un impatto negativo sulla fertilizzazione in vitro, poiché il fluido tubarico può riversarsi nella cavità uterina e interferire con l'impianto embrionario.
- Un aumento del rischio di gravidanza extrauterina, in particolare di sede tubarica.
Cause
L'idrosalpinge rappresenta nella maggior parte dei casi l'esito di un danno tubarico secondario a malattia infiammatoria pelvica, spesso correlata a infezioni sessualmente trasmesse non trattate in modo adeguato, come quelle da Chlamydia trachomatis e Neisseria gonorrhoeae.
Altre cause, meno frequenti, comprendono:
- Aderenze tubariche secondarie a endometriosi oppure a precedenti interventi ginecologici.
- Neoplasie della tuba o pregressa gravidanza extrauterina tubarica.
Il processo infiammatorio ascendente dal tratto genitale inferiore determina flogosi, danno tissutale, formazione di aderenze e progressiva ostruzione della tuba. Quanto più precoce è il trattamento dell'infezione pelvica, tanto minore è il rischio di sequele tubariche permanenti.
Sintomi
L'idrosalpinge è frequentemente una condizione asintomatica. In alcuni casi possono tuttavia comparire dolore pelvico cronico e perdite vaginali con caratteristiche anomale per colore o consistenza. In altri casi, il quadro clinico emerge nel contesto di infertilità o in occasione di una gravidanza ectopica.
- Dolore pelvico persistente o ricorrente ai quadranti inferiori dell'addome
- Perdite vaginali anomale, abbondanti o maleodoranti
- Difficoltà a concepire dopo 12 mesi di rapporti non protetti (o 6 mesi dopo i 35 anni)
- Episodi di gravidanza extrauterina pregressa
- Anamnesi di malattia infiammatoria pelvica o infezioni sessualmente trasmesse
Diagnosi
La diagnosi di idrosalpinge è prevalentemente strumentale e si avvale di diverse metodiche. In condizioni normali le tube non sono generalmente apprezzabili all'esame ecografico standard; la presenza di una struttura tubulare a contenuto fluido deve sempre orientare verso un approfondimento diagnostico.
Ecografia transvaginale
Nei casi di idrosalpinge, soprattutto quando la dilatazione è marcata, è possibile osservare una struttura tubulare a contenuto fluido, con lume dilatato e aspetto allungato caratteristico; al color Doppler la vascolarizzazione risulta in genere scarsa o assente.
Isterosalpingografia
Viene eseguita mediante il posizionamento di un catetere all'interno della cavità uterina, attraverso il quale si introduce mezzo di contrasto iodato per studiare utero e tube e valutarne la pervietà con esame radiologico. Rappresenta uno degli esami principali nella valutazione dell'infertilità tubarica.
HyCoSy (Isterosalpingo-contrast-sonografia)
Consente di studiare la pervietà tubarica e la morfologia senza esposizione a radiazioni ionizzanti, con sensibilità e specificità comparabili all'isterosalpingografia in mani esperte.
Risonanza magnetica pelvica
Utile nei casi selezionati per caratterizzare il contenuto tubarico e distinguere idrosalpinge, ematosalpinge e piosalpinge, in particolare quando il quadro ecografico risulta non dirimente.
Laparoscopia con cromopertubazione (o salpingocromoscopia)
Tecnica chirurgica mini-invasiva impiegata soprattutto nei casi in cui sia necessario confermare il sospetto diagnostico o approfondire una patologia tubarica già evidenziata con altri esami. Costituisce il riferimento diagnostico per la valutazione diretta della patologia tubarica.
Trattamento
Il trattamento dell'idrosalpinge varia in base al quadro clinico, all'estensione del danno tubarico e al desiderio riproduttivo della paziente. Le principali opzioni terapeutiche comprendono:
- Salpingectomia: asportazione chirurgica della tuba, o delle tube, interessate dall'idrosalpinge. Rappresenta la procedura di riferimento nelle pazienti che devono intraprendere un percorso di procreazione medicalmente assistita.
- Salpingostomia: procedura eseguita per via laparoscopica che consiste nell'apertura della tuba ostruita, con l'obiettivo di drenare il liquido e tentare di ripristinare la pervietà, mantenendo conservata la struttura tubarica.
- Legatura o occlusione prossimale delle tube: procedura finalizzata a impedire il passaggio del liquido tubarico verso la cavità uterina, indicata quando la salpingectomia risulta tecnicamente difficile per la presenza di aderenze.
- Aspirazione transvaginale del fluido tubarico: metodica oggi poco utilizzata, con risultati limitati e non duraturi.
La salpingectomia rappresenta, nella maggior parte dei casi, la procedura di riferimento nelle pazienti con idrosalpinge che desiderano una gravidanza e che devono intraprendere un percorso di procreazione medicalmente assistita. Per questo motivo, il trattamento di prima linea consiste frequentemente nell'asportazione della tuba patologica seguita da fertilizzazione in vitro.
Domande frequenti sull'idrosalpinge
L'idrosalpinge è una dilatazione della tuba di Falloppio contenente liquido sieroso, mentre la sactosalpinge, nel linguaggio clinico spesso riferita alla piosalpinge quando il contenuto è infetto, indica una distensione tubarica con materiale purulento. Entrambe le condizioni derivano da un'ostruzione tubarica, ma la sactosalpinge è più strettamente associata a un processo infiammatorio o infettivo in atto o pregresso.
Dal punto di vista radiologico, la piosalpinge tende a presentare pareti più ispessite e contenuto disomogeneo, mentre nell'idrosalpinge il contenuto appare tipicamente fluido e omogeneo.
Rif.: [1]
Molte pazienti con idrosalpinge non presentano sintomi specifici. Quando il quadro è clinicamente manifesto, i disturbi più comuni includono dolore pelvico o dolore ai quadranti inferiori dell'addome, perdite vaginali anomale, talvolta sanguinamento intermestruale o post-coitale, dispareunia e, in alcuni casi, disturbi urinari.
L'infertilità rappresenta spesso il motivo principale che conduce agli accertamenti diagnostici. È inoltre noto che una quota rilevante di casi possa derivare da infezioni pelviche subcliniche.
Rif.: [2, 3]
Sì, il concepimento naturale è possibile se l'idrosalpinge interessa una sola tuba e la tuba controlaterale è normale e pervia. Tuttavia, la probabilità di gravidanza può risultare ridotta rispetto alla popolazione senza patologia tubarica. In letteratura, dopo trattamento chirurgico di idrosalpinge monolaterale, sono stati riportati tassi elevati di concepimento spontaneo in pazienti selezionate.
Va però considerato che anche l'idrosalpinge unilaterale può influenzare negativamente gli esiti della fecondazione in vitro.
Rif.: [4, 5]
La causa più frequente è la malattia infiammatoria pelvica. Nella maggior parte dei casi, questa condizione è correlata a microrganismi trasmessi per via sessuale, in particolare Neisseria gonorrhoeae, Chlamydia trachomatis e Mycoplasma genitalium, oppure a microrganismi associati a vaginosi batterica. Il processo infettivo ascende dal tratto genitale inferiore verso le tube, determinando flogosi, danno tissutale, aderenze e occlusione.
Più raramente, la sactosalpinge può essere associata a infezioni di origine enterica o a tubercolosi genitale.
Rif.: [3, 7, 8]
No. L'idrosalpinge, una volta instaurata, è generalmente espressione di un danno tubarico strutturale cronico e non regredisce con la sola terapia antibiotica. Gli antibiotici sono indicati nel trattamento dell'infezione acuta, ma non sono in grado di ripristinare la pervietà tubarica né di eliminare stabilmente il liquido raccolto nella tuba.
Nei percorsi di procreazione medicalmente assistita, la chirurgia, in particolare la salpingectomia o l'occlusione tubarica, si è dimostrata più efficace nel migliorare gli esiti riproduttivi rispetto alla sola terapia medica.
Rif.: [9, 10, 11]
Gli esami principali comprendono: ecografia transvaginale, che può evidenziare l'idrosalpinge come formazione tubulare a contenuto fluido con morfologia caratteristica; isterosalpingografia, per la valutazione della pervietà tubarica; isterosalpingo-contrast-sonografia (HyCoSy), alternativa senza radiazioni ionizzanti; risonanza magnetica pelvica, utile per caratterizzare il contenuto tubarico nei casi selezionati.
La laparoscopia con cromopertubazione (o salpingocromoscopia) costituisce il riferimento diagnostico per la valutazione diretta della patologia tubarica.
Rif.: [1, 6, 12, 13, 14]
L'idrosalpinge si associa a una riduzione significativa dei tassi di impianto, gravidanza clinica e nati vivi nei cicli di fecondazione in vitro. I meccanismi proposti comprendono il reflusso del liquido tubarico in cavità uterina con possibile effetto di "lavaggio" embrionario, una ridotta recettività endometriale e un possibile effetto embriotossico del contenuto tubarico.
Le evidenze disponibili mostrano che il trattamento chirurgico prima della FIVET, in particolare la salpingectomia, migliora gli esiti riproduttivi e può riportarli a livelli comparabili a quelli delle pazienti senza idrosalpinge.
Rif.: [4, 11, 15]
La salpingostomia è una procedura di chirurgia tubarica conservativa che prevede l'apertura del tratto distale occluso della tuba, il drenaggio del liquido contenuto, la liberazione delle aderenze e il tentativo di mantenere una nuova apertura tubarica funzionale. È presa in considerazione soprattutto in donne che desiderano un concepimento naturale e presentano un'idrosalpinge lieve o moderata, con danno tubarico limitato.
I risultati riproduttivi sono variabili e dipendono dalla gravità del quadro anatomico: i tassi di gravidanza spontanea sono più favorevoli nelle forme meno severe, mentre resta presente un rischio non trascurabile di gravidanza ectopica.
Rif.: [11, 17, 18, 19]
La sactosalpinge non trattata può determinare infertilità tubarica per danno infiammatorio e cicatriziale permanente, incremento del rischio di gravidanza ectopica, dolore pelvico cronico secondario a esiti aderenziali, evoluzione verso ascesso tubo-ovarico che può richiedere drenaggio o trattamento chirurgico urgente, e sepsi nei casi di infezione acuta non controllata.
Un ritardo diagnostico o terapeutico della malattia infiammatoria pelvica è associato a un peggioramento degli esiti riproduttivi nel lungo termine, con possibile perdita irreversibile della funzione tubarica.
Rif.: [3, 20]
Sì, l'associazione è ben documentata. L'idrosalpinge riflette un danno tubarico che altera il trasporto dell'embrione verso la cavità uterina e aumenta quindi il rischio di impianto ectopico. Le stesse condizioni che determinano infiammazione, aderenze e occlusione tubarica costituiscono fattori di rischio riconosciuti per gravidanza extrauterina.
Anche dopo trattamenti conservativi come la salpingostomia permane un rischio di gravidanza ectopica che deve essere discusso con la paziente nel counseling preoperatorio.
Rif.: [11, 16, 21, 22, 23]
Per informazioni sulla visita ginecologica e il percorso diagnostico iniziale nella patologia delle tube e dell'infertilità, visita il portale dedicato alla ginecologia clinica di base.
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