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Ginecologia Clinica

Malattie Sessualmente Trasmissibili

Diagnosi precoce, prevenzione e trattamento delle principali infezioni a trasmissione sessuale

Le malattie sessualmente trasmissibili rappresentano un capitolo rilevante della salute ginecologica. Molte infezioni decorrono in modo asintomatico, rendendo indispensabile una corretta informazione sulle modalità di trasmissione, i percorsi diagnostici e le strategie di prevenzione disponibili.

Prof. Violante Di Donato
Aggiornato: Aprile 2026
Sapienza Università di Roma

Definizione

Le malattie sessualmente trasmissibili (MST), definite anche infezioni sessualmente trasmesse (IST), comprendono un gruppo di infezioni che si trasmettono prevalentemente attraverso il contatto sessuale diretto. Sono sostenute soprattutto da batteri, virus e protozoi che passano da un soggetto all'altro mediante liquidi biologici infetti. Le malattie sessualmente trasmissibili possono interessare l'apparato genitale, ma anche altri distretti dell'organismo.

L'attività sessuale rappresenta la principale modalità di diffusione di queste infezioni; tuttavia, in alcuni casi la trasmissione può avvenire anche in assenza di rapporto sessuale. Ciò può verificarsi, ad esempio, per trasmissione verticale da madre a figlio durante la gravidanza o il parto, in seguito a trasfusioni di sangue contaminato oppure mediante l'impiego di aghi o strumenti non adeguatamente sterilizzati, come può accadere in procedure invasive o tatuaggi eseguiti senza corrette misure di sicurezza.

Cause

Le infezioni sessualmente trasmesse possono essere determinate da diversi microrganismi patogeni, ciascuno con caratteristiche biologiche, modalità di trasmissione e implicazioni cliniche proprie:

Sintomi

Le MST possono rimanere a lungo asintomatiche e le manifestazioni cliniche possono comparire dopo pochi giorni oppure a distanza di mesi o anni dall'esposizione. Alcune infezioni presentano un decorso lieve e possono andare incontro a risoluzione spontanea, mentre altre, come l'infezione da HIV o la sifilide, possono determinare complicanze rilevanti. In altri casi, pur in assenza di sintomi evidenti, l'infezione può provocare danni progressivi a carico degli organi interni, come avviene, per esempio, nell'infertilità tubarica associata a Chlamydia trachomatis.

I segni e i sintomi variano in relazione al tipo di infezione e possono includere:

Attenzione: la maggior parte delle MST può decorrere in assenza di sintomi per mesi o anni. La sola assenza di manifestazioni cliniche non esclude la presenza di un'infezione in corso. In presenza di comportamenti a rischio, lo screening periodico rappresenta lo strumento diagnostico più affidabile.

Diagnosi

La diagnosi delle MST richiede un approccio sistematico che integra la valutazione clinica con indagini di laboratorio mirate. Nessun test singolo è in grado di rilevare tutte le possibili infezioni, e la scelta degli esami deve tener conto della storia clinica, dei comportamenti a rischio e dei sintomi eventualmente presenti.

Il percorso diagnostico comprende:

Per uno screening completo e personalizzato delle MST, è opportuno rivolgersi a uno specialista in grado di selezionare le indagini più appropriate in base alle specifiche modalità di esposizione e alla storia clinica individuale.

Prevenzione

La prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili si basa su un insieme di misure comportamentali e profilattiche che, se adottate in modo appropriato e costante, riducono significativamente il rischio di acquisizione e trasmissione delle infezioni.

Trattamento

Il trattamento dipende dall'agente infettivo responsabile e deve essere sempre impostato dallo specialista sulla base della diagnosi microbiologica confermata. Un trattamento empirico non guidato dall'esame colturale o dal test molecolare può risultare inadeguato e favorire lo sviluppo di resistenze antimicrobiche.

Le infezioni batteriche vengono trattate con antibiotici, per via locale o sistemica secondo il quadro clinico. Le infezioni virali possono richiedere terapie antivirali oppure, in situazioni selezionate, trattamenti locali di tipo chirurgico. Alcune infezioni virali, come l'HIV, non sono attualmente eradicabili, ma le terapie disponibili consentono un controllo prolungato della malattia per molti anni, con una qualità di vita sovrapponibile a quella della popolazione generale se la terapia viene avviata precocemente.

Prevenzione Screening MST Vaccinazione HPV Diagnosi Molecolare Profilassi PEP

Domande frequenti

Risposte basate su evidenze scientifiche aggiornate
Dopo quanti giorni dal rapporto a rischio compaiono i primi sintomi di Clamidia o Gonorrea?

Il periodo di incubazione della Clamidia varia in genere tra 7 e 14 giorni (mediana 21 giorni), mentre per la Gonorrea è generalmente compreso tra 2 e 8 giorni.

È tuttavia essenziale ricordare che la maggior parte delle infezioni decorre in assenza di sintomi: oltre il 70% delle infezioni urogenitali da Clamidia nelle donne e oltre l'80% negli uomini risulta asintomatica. Per la Gonorrea, la quota di infezioni asintomatiche è pari all'86–93% nelle donne e al 56–87% negli uomini.

Rif.: [1, 2]

Qual è il periodo finestra per il test HIV di quarta generazione?

Il test HIV di quarta generazione può identificare l'infezione già a partire da circa 18 giorni dall'esposizione. Questo esame associa la ricerca degli anticorpi anti-HIV (IgM e IgG) alla rilevazione dell'antigene p24, consentendo una riduzione significativa del periodo finestra rispetto ai test di terza generazione, che rilevano esclusivamente gli anticorpi e possono richiedere fino a 45 giorni.

Rif.: [3, 4]

Come si riconosce un sifiloma e in quali parti del corpo può comparire?

Il sifiloma della sifilide primaria si presenta tipicamente come un'ulcera indolore, indurita, con base detersa e margini rilevati, che compare tra 7 e 90 giorni dopo l'esposizione, con una mediana di circa 21 giorni. Si associa frequentemente a linfoadenopatia regionale non dolente e può guarire spontaneamente in 1–3 settimane anche in assenza di trattamento, senza che ciò significhi guarigione dall'infezione.

Le possibili sedi di localizzazione comprendono: glande del pene, vulva, area perianale e introanale, cervice, cavità orale e qualsiasi sito di inoculazione.

Rif.: [6, 7, 2]

Quali analisi del sangue e delle urine devo richiedere per un check-up completo delle MST?

Per uno screening completo delle MST si raccomandano, come esami del sangue: test HIV (test combinato antigene/anticorpo di quarta generazione), sierologia per sifilide con test non treponemico associato a test treponemico, epatite B e C.

Per i test su urine e tamponi: NAAT per Clamidia e Gonorrea da urine (primo mitto nell'uomo), tampone vaginale (preferibile nella donna), tampone faringeo (in caso di rapporti orali), tampone rettale (in caso di rapporti anali). Si aggiunge NAAT per Trichomonas nelle donne con rapporti vaginali ricettivi.

Rif.: [11, 12]

La Sifilide è ancora diffusa a Roma e come si cura oggi?

La sifilide è in aumento in Italia e in Europa, con un andamento preoccupante negli ultimi anni. Studi recenti hanno documentato incrementi significativi dei casi in diverse aree del Paese, con un trend coerente con quello osservato a livello europeo.

La penicillina benzatinica G rimane il trattamento di scelta: per la sifilide precoce (primaria, secondaria, latente precoce) si utilizza 2,4 milioni di unità IM in dose singola; per la sifilide latente tardiva si ricorre a 2,4 milioni di unità IM una volta a settimana per 3 settimane; per la neurosifilide è indicata la penicillina G cristallina acquosa per via endovenosa. Nei pazienti non gravidi allergici alla penicillina possono essere considerate alternative come doxiciclina o ceftriaxone.

Rif.: [8, 6, 13, 14, 15, 16]

È possibile trasmettere l'Herpes genitale anche quando non ci sono bollicine visibili?

Sì, l'Herpes genitale può essere trasmesso anche in assenza di lesioni clinicamente evidenti. L'eliminazione virale asintomatica (subclinical shedding) si osserva nell'80–90% dei soggetti sieropositivi per HSV-2 e si verifica nel 10–20% dei giorni, con andamento imprevedibile.

Sebbene il rischio di trasmissione sia più elevato in presenza di lesioni sintomatiche, l'elevata frequenza dell'eliminazione asintomatica rappresenta una delle principali fonti di nuovi contagi nella popolazione generale.

Rif.: [17, 18, 19]

Quali sono i rischi di un rapporto orale non protetto per quanto riguarda la Gonorrea faringea?

La Gonorrea faringea è frequente e nella maggior parte dei casi decorre in modo asintomatico, con percentuali riportate tra il 53% e il 100%. Dati recenti suggeriscono che l'orofaringe possa avere un ruolo rilevante nella trasmissione dell'infezione, anche attraverso contatto diretto o saliva.

Tra i soggetti eterosessuali con Gonorrea urogenitale, il 29–46% presenta anche un interessamento faringeo. La Gonorrea faringea è generalmente più difficile da eradicare rispetto alle forme urogenitali e può contribuire in modo significativo alla diffusione comunitaria e allo sviluppo di resistenza antimicrobica.

Rif.: [20, 21, 22]

Cosa fare immediatamente dopo un rapporto a rischio per prevenire l'HIV (Profilassi Post-Esposizione — PEP)?

La PEP va iniziata il prima possibile, idealmente entro 24 ore e comunque non oltre 72 ore dall'esposizione. È necessario rivolgersi prontamente al pronto soccorso o a un centro specializzato per le MST, senza attendere l'esito dei test per avviare la terapia. La durata del trattamento è di 28 giorni.

I regimi raccomandati comprendono: bictegravir/emtricitabina/tenofovir alafenamide oppure dolutegravir associato a tenofovir alafenamide o tenofovir disoproxil fumarato con emtricitabina o lamivudina. La PEP riduce il rischio di acquisizione dell'HIV dell'80–90%.

Rif.: [23, 24]

La Clamidia può causare infertilità se non viene diagnosticata in tempo?

Sì, la Clamidia non trattata può essere causa di infertilità. L'infezione da Chlamydia trachomatis rappresenta una causa rilevante di malattia infiammatoria pelvica (PID), che può determinare danno e cicatrizzazione tubarica. Il rischio di infertilità dopo un episodio di PID è stimato intorno all'8%, con aumento al 18% dopo due episodi e al 38% dopo tre episodi.

Studi di coorte indicano che le donne con infezione da Clamidia documentata presentano un rischio aumentato del 30–85% di infertilità tubarica rispetto alle donne negative. Circa il 10% delle donne con Clamidia non trattata sviluppa PID entro un anno dall'infezione.

Rif.: [25, 26, 27]

Come si distinguono le perdite dovute a un'infezione da MST rispetto a una semplice irritazione?

Le sole caratteristiche delle perdite non consentono una distinzione affidabile tra infezione sessualmente trasmessa e semplice irritazione locale. Alcune caratteristiche sono tuttavia orientative: perdite sottili, grigiastre con odore di pesce suggeriscono vaginosi batterica; perdite bianche e dense associate a prurito suggeriscono candidosi; perdite giallo-verdastre schiumose sono tipiche di Trichomonas; perdite mucopurulente sono associate a cervicite da Clamidia o Gonorrea.

La diagnosi accurata richiede pH vaginale, microscopico su fresco, coltura e test NAAT. Le perdite fisiologiche sono in genere chiare o biancastre, prive di odore sgradevole, e possono variare nelle diverse fasi del ciclo mestruale. Una semplice irritazione non determina in genere perdite purulente o francamente maleodoranti.

Rif.: [20, 28, 29, 30, 32]

Riferimenti Bibliografici alle FAQ 32 voci
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Prof. Violante Di Donato
Professore di II Fascia di Ginecologia ed Ostetricia — Sapienza Università di Roma
Chirurgo oncologo ginecologo, esperto in chirurgia mininvasiva e oncologia ginecologica

Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Non costituisce consulenza medica, diagnosi o indicazione terapeutica. Ogni decisione clinica deve basarsi su una valutazione individuale da parte di un medico specialista. © 2026 Prof. Violante Di Donato.