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Patologia Vulvare

Cisti e Ascesso della Ghiandola di Bartolino

Diagnosi, trattamento chirurgico e approccio con laser CO₂

La cisti e l'ascesso della ghiandola di Bartolino sono condizioni ginecologiche relativamente frequenti che interessano le strutture ghiandolari del vestibolo vaginale. Questa guida descrive le cause, il percorso diagnostico e le opzioni terapeutiche, con particolare attenzione al trattamento mini-invasivo con laser CO₂ in regime ambulatoriale.

Prof. Violante Di Donato
Aggiornato: Aprile 2026
Sapienza Università di Roma

Definizione

Le ghiandole di Bartolino sono localizzate bilateralmente ai lati dell'apertura vaginale. Queste strutture ghiandolari producono un secreto mucoso che contribuisce alla lubrificazione del vestibolo vaginale. Quando il dotto escretore della ghiandola si ostruisce, il secreto non riesce a defluire correttamente e può accumularsi all'interno della ghiandola determinando la formazione di una cisti della ghiandola di Bartolino.

Se il contenuto della cisti si infetta, si può sviluppare una raccolta purulenta circondata da tessuto infiammatorio, configurando il quadro clinico di ascesso della ghiandola di Bartolino.

La cisti o l'ascesso della ghiandola di Bartolino rappresentano condizioni cliniche relativamente frequenti nella pratica ginecologica.

Cause

Gli studi clinici indicano che la cisti di Bartolino deriva principalmente dall'ostruzione del dotto ghiandolare con conseguente accumulo di liquido. L'ostruzione può essere determinata da fenomeni infiammatori locali, infezioni oppure traumi del vestibolo vaginale.

Quando il contenuto cistico si infetta può svilupparsi un ascesso. Diversi microrganismi possono essere coinvolti nel processo infettivo. Tra i più frequentemente isolati vi sono Escherichia coli, batterio appartenente alla flora intestinale, e agenti patogeni responsabili di infezioni sessualmente trasmesse, come Neisseria gonorrhoeae e Chlamydia trachomatis.

Sintomi

Le cisti di Bartolino di piccole dimensioni e non infette possono essere completamente asintomatiche e vengono spesso individuate incidentalmente durante la visita ginecologica. Quando la cisti aumenta di volume, la paziente può percepire una tumefazione o una massa palpabile in prossimità dell'introito vaginale. In genere la cisti non infetta non è dolorosa, ma può risultare sensibile alla palpazione.

L'infezione della cisti può evolvere rapidamente nel giro di pochi giorni con formazione di un ascesso. In questa fase possono comparire:

Nella maggior parte dei casi la cisti o l'ascesso si sviluppano unilateralmente, interessando un solo lato del vestibolo vaginale.

In assenza di trattamento una cisti può infettarsi e trasformarsi in ascesso. Se la raccolta purulenta si diffonde nei tessuti circostanti può verificarsi una diffusione sistemica dell'infezione con possibile sepsi. La valutazione specialistica è indicata in caso di dolore ingravescente, febbre o tumefazione rapidamente evolutiva.

Prevenzione

Non sono disponibili strategie specifiche in grado di prevenire la formazione di una cisti della ghiandola di Bartolino. Alcune misure possono contribuire a ridurre il rischio di infezione della cisti e la successiva formazione di un ascesso: l'adozione di pratiche sessuali protette, in particolare l'uso del preservativo, e il mantenimento di adeguate abitudini di igiene intima.

Nelle donne con età superiore ai 40 anni, in presenza di una cisti della ghiandola di Bartolino, il medico può raccomandare l'esecuzione di una biopsia, con prelievo di un campione di tessuto da analizzare per escludere la presenza di neoplasie vulvari.

Trattamento

Il trattamento della cisti o dell'ascesso della ghiandola di Bartolino dipende da diversi fattori, tra cui le dimensioni della lesione, l'intensità della sintomatologia dolorosa e la presenza di infezione. In alcune situazioni, soprattutto nel caso di cisti piccole e non sintomatiche, possono essere sufficienti misure conservative.

Quando la cisti è voluminosa o sintomatica può essere necessario procedere al drenaggio chirurgico. In presenza di infezione, la terapia antibiotica può essere indicata per il controllo del processo infiammatorio.

Un'opzione terapeutica mini-invasiva è rappresentata dal trattamento con laser CO₂, utilizzato dal Prof. Violante Di Donato nella gestione di queste patologie. Il laser consente di vaporizzare e rimuovere la cisti preservando la struttura della ghiandola di Bartolino. La procedura viene generalmente eseguita in regime ambulatoriale e comporta tempi di recupero ridotti.

Laser CO₂ Ambulatoriale Marsupializzazione Drenaggio chirurgico

Efficacia del trattamento con laser CO₂

In uno studio pubblicato nel 2016, 31 pazienti sono state trattate con laser CO₂ per cisti della ghiandola di Bartolino in regime ambulatoriale. Durante la procedura, dopo l'incisione cutanea, il raggio laser ha consentito l'apertura, il drenaggio e la vaporizzazione della cavità ascessuale.

Nello studio non sono state osservate complicanze intraoperatorie o postoperatorie. Solo 5 pazienti hanno presentato una recidiva della patologia. Le pazienti hanno inoltre riferito dolore intraoperatorio minimo.

I risultati indicano che il trattamento con laser CO₂ può essere eseguito in sicurezza in ambito ambulatoriale, con bassi tassi di recidiva e un'elevata soddisfazione delle pazienti. L'approccio mini-invasivo consente di preservare la ghiandola e ridurre il rischio di complicanze.

Cosa aspettarsi durante e dopo il trattamento

Grazie all'approccio mini-invasivo, il trattamento con laser CO₂ ha una durata media di circa sette minuti. La procedura inizia con la disinfezione della cute mediante antisettico e con la somministrazione di anestesia locale. Successivamente il chirurgo utilizza il laser per effettuare piccole incisioni che consentono il drenaggio dell'ascesso.

La cavità viene quindi detersa con soluzione fisiologica sterile. Durante la procedura il laser vaporizza il tessuto della capsula cistica, riducendo il rischio di recidiva. Il recupero postoperatorio è generalmente rapido, con ripresa delle attività quotidiane in tempi brevi.

Domande frequenti

Che cos'è la ghiandola di Bartolino e dove si trova esattamente?

Le ghiandole di Bartolino sono due piccole ghiandole mucose, normalmente delle dimensioni di un pisello, situate bilateralmente alla base delle piccole labbra nella porzione posteriore del vestibolo vaginale. I loro dotti escretori sboccano nel vestibolo approssimativamente alle posizioni delle ore 4 e 8.

Queste ghiandole partecipano alla lubrificazione del vestibolo vaginale, anche se la loro eventuale rimozione non compromette la lubrificazione complessiva grazie alla presenza di altre ghiandole vestibolari.

Rif.: [1, 2]

Quali sono i sintomi iniziali di un'infiammazione (Bartolinite)?

I sintomi iniziali di infiammazione della ghiandola di Bartolino comprendono dolore (56,9% dei casi), gonfiore locale (30,3%) e, meno frequentemente, febbre (12,7%). Quando il dotto ghiandolare si ostruisce si può formare una cisti; se interviene un'infezione si sviluppa un ascesso.

Le cisti non infette possono essere asintomatiche, mentre gli ascessi determinano dolore intenso e tumefazione palpabile.

Rif.: [3, 4, 5]

Come si cura la ghiandola di Bartolino infiammata a casa?

Molte cisti di Bartolino non infette e prive di sintomi possono regredire spontaneamente senza trattamento specifico. Tra le misure conservative possono essere utili semicupi con acqua calda, che favoriscono il drenaggio spontaneo della ghiandola e possono alleviare la sintomatologia.

Tuttavia, cisti o ascessi infetti con diametro superiore a 2 cm raramente si risolvono spontaneamente e richiedono drenaggio chirurgico.

Rif.: [4]

Quanto tempo impiega la ghiandola a sgonfiarsi?

I tempi di guarigione variano in base alla tecnica terapeutica utilizzata. La marsupializzazione presenta tempi medi di guarigione di circa 4,3 ± 1,1 settimane, rispetto a circa 6,7 ± 1,8 settimane per il catetere di Word e 7,5 ± 2,0 settimane per incisione e drenaggio. Con un trattamento appropriato, la risoluzione clinica avviene generalmente entro due settimane.

Rif.: [6, 7]

Cosa succede se la ghiandola di Bartolino scoppia da sola?

La rottura spontanea di un ascesso può determinare drenaggio del pus e temporaneo miglioramento dei sintomi. Tuttavia, il semplice drenaggio spontaneo non elimina la causa dell'ostruzione del dotto. In assenza di un trattamento definitivo che garantisca un drenaggio stabile, il rischio di recidiva rimane elevato.

Rif.: [5]

Quando è necessario ricorrere al trattamento?

Il trattamento medico o chirurgico è indicato quando:

  • La cisti o l'ascesso supera i 2 cm di diametro
  • È presente dolore significativo che limita le attività quotidiane
  • Compaiono segni di infezione come febbre, arrossamento o calore locale
  • È presente cellulite dei tessuti circostanti che richiede terapia antibiotica
  • Si verificano episodi ricorrenti
Perché la ghiandola di Bartolino si infiamma ripetutamente (recidive)?

Le recidive sono riportate fino al 37% dei casi. I principali fattori associati includono:

  • Il tipo di trattamento iniziale: incisione e drenaggio semplice può avere tassi di recidiva fino al 34,5%, la marsupializzazione circa l'8,3%
  • Infezione da Escherichia coli, più frequente nelle forme recidivanti (56,8%) rispetto agli episodi primari (37%)
  • Ostruzione persistente del dotto ghiandolare
  • Localizzazione sullo stesso lato nell'81% delle recidive

Il tempo medio per una nuova recidiva è di circa 32 ± 50 mesi.

Rif.: [6, 8]

In cosa consiste l'intervento di marsupializzazione laser?

La marsupializzazione classica è una procedura chirurgica che consente di creare un'apertura permanente della cavità cistica mediante sutura della parete della cisti alla mucosa vestibolare circostante.

Accanto alla tecnica tradizionale eseguita con bisturi, il laser CO₂ può essere impiegato per la fenestrazione, la vaporizzazione o l'escissione della cisti della ghiandola di Bartolino. I dati disponibili indicano che la marsupializzazione rappresenta una procedura efficace, associata a ridotti tassi di recidiva, tempi di guarigione più brevi e buona tollerabilità da parte delle pazienti.

Il trattamento con laser CO₂ rappresenta una procedura mini-invasiva che può essere eseguita in regime ambulatoriale per la gestione della cisti o dell'ascesso della ghiandola di Bartolino. In uno studio pubblicato nel 2016, 31 pazienti sono state sottoposte a trattamento con laser CO₂. Durante la procedura, dopo una piccola incisione cutanea, il raggio laser consente di aprire la cavità, drenare il contenuto e vaporizzare la capsula cistica. L'intervento viene generalmente eseguito in anestesia locale e ha una durata media di circa sette minuti.

Nello studio non sono state osservate complicanze intraoperatorie o postoperatorie. Solo 5 pazienti hanno presentato una recidiva e le pazienti hanno riferito dolore intraoperatorio minimo. Questi dati indicano che il trattamento con laser CO₂ può essere utilizzato in sicurezza in ambulatorio, con basse percentuali di recidiva, buona tollerabilità e tempi di recupero rapidi. Inoltre, l'approccio mini-invasivo consente di preservare la ghiandola e ridurre il rischio di complicanze.

Rif.: [6, 10, 11, 12, 13]

Per approfondire — Pubblicazioni del Prof. Di Donato

Il Prof. Violante Di Donato, chirurgo ginecologo oncologo presso la Sapienza Università di Roma, ha pubblicato diversi studi scientifici sull'utilizzo del laser CO₂ nel trattamento delle patologie della ghiandola di Bartolino:

  • CO2 laser therapy of the Bartholin's gland cyst: surgical data and functional short- and long-term results — Violante Di Donato et al.
  • CO2 laser treatment for Bartholin gland abscess: ultrasound evaluation of risk recurrence — Violante Di Donato et al.
  • The impact of CO2 laser for treatment of Bartholin's gland cyst or abscess on female sexual function: a pilot study — Violante Di Donato et al.
  • Bartholin gland cancer — Violante Di Donato et al.
L'infiammazione della ghiandola può dipendere dai rapporti sessuali o dall'igiene?

Esiste un'associazione tra cisti o ascessi di Bartolino e alcune infezioni sessualmente trasmesse, in particolare la gonorrea. Uno studio ha evidenziato infezione da Neisseria gonorrhoeae nel 10% delle pazienti con ascesso, rispetto al 3% delle pazienti senza ascesso.

Tuttavia, la causa principale della patologia è l'ostruzione meccanica del dotto ghiandolare più che una scarsa igiene. I patogeni più frequentemente isolati sono Escherichia coli (22–44%) e specie di Streptococco (circa 10%).

Rif.: [3, 8, 9]

Si può prevenire la formazione di una cisti o di un ascesso di Bartolino?

La letteratura scientifica non identifica strategie preventive specifiche per la formazione di cisti o ascessi della ghiandola di Bartolino. Alcune misure ragionevoli includono:

  • Screening e trattamento delle infezioni sessualmente trasmesse
  • Mantenimento di adeguata igiene genitale
  • Trattamento tempestivo delle cisti sintomatiche

La scelta di una tecnica chirurgica appropriata, come marsupializzazione piuttosto che incisione e drenaggio semplice, può contribuire a ridurre il rischio di recidive.

Rif.: [1, 4, 6]

Riferimenti Bibliografici alle FAQ 13 voci
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VD
Prof. Violante Di Donato
Professore di II Fascia di Ginecologia ed Ostetricia — Sapienza Università di Roma
Chirurgo oncologo ginecologo, esperto in chirurgia mininvasiva e oncologia ginecologica

Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Non costituisce consulenza medica, diagnosi o indicazione terapeutica. Ogni decisione clinica deve basarsi su una valutazione individuale da parte di un medico specialista. © 2026 Prof. Violante Di Donato.